Cavaliere di bronzo

Il cavaliere di bronzo (in russo: Медный всадник, letteralmente “Il cavaliere di rame”) è un monumento equestre a Pietro il Grande, realizzato da Étienne Maurice Falconet, che si trova a San Pietroburgo, in Russia. Lo stesso nome porta anche il poema scritto da Puškin nel 1833, proprio a proposito della statua stessa, considerata una delle opere più significative della letteratura russa. La statua divenne nota come Cavaliere di Bronzo proprio per la grande influenza del poema, ed è oggi uno dei simboli della città di San Pietroburgo. Il piedistallo della statua è l’enorme “Pietra Tuono”, a volte indicata come la roccia più grande mai spostata dall’uomo.

La statua

La statua equestre a Pietro il Grande è collocata nella Piazza del Senato (nota come Piazza dei Decabristi) a San Pietroburgo. Caterina II, principessa tedesca entrata a far parte della famiglia Romanov per matrimonio, era ansiosa di mostrare un collegamento fra lei e Pietro il Grande, al fine di ottenere legittimazione agli occhi della popolazione. Ordinò quindi la costruzione e fece porre le iscrizioni Petro Primo Catharina Secunda MDCCLXXXII in latino e Петру перьвому Екатерина вторая, лето 1782 in russo (entrambe significano ‘A Pietro Primo Caterina Seconda, estate 1782‘), espressione della sua considerazione per il predecessore e la visione della propria collocazione nella linea dei grandi sovrani russi. Caterina, che aveva ottenuto la propria posizione grazie ad una congiura di palazzo, non aveva diritti di successione al trono ed aveva quindi bisogno di presentarsi come erede a pieno diritto di Pietro.

Nella sua corrispondenza con Caterina II, Denis Diderot suggerì un proprio amico, lo scultore francese Étienne Maurice Falconet. Caterina accettò il suggerimento e Falconet arrivò in Russia nel 1766.

Nel 1775 cominciò la fusione della statua, sotto la supervisione di Emel’jan Chajlov. Ad un certo punto del processo, lo stampo si ruppe, lasciando fuoriuscire bronzo fuso, che provocò alcuni incendi. Tutti i lavoratori scapparono, eccetto Chajlov, che rischiò la propria vita per salvare la fusione. Dopo essere stata nuovamente fusa e modellata, la statua venne quindi terminata. Il processo di creazione della statua richiese complessivamente dodici anni, dal 1770 al 1782, compresi piedistallo, cavallo e cavaliere.

Il volto dello zar è opera della giovane Marie-Anne Collot, allora solo diciottenne. Aveva accompagnato Falconet come apprendista, nel suo viaggio in Russia del 1766. Studentessa di Falconet e di Jean-Baptiste Lemoyne, Diderot la indicava come “Mademoiselle Victoire” (Signorina Vittoria). Modellò il volto di Pietro il Grande basandosi sulla maschera funeraria dello zar e sui numerosi ritratti che trovò a San Pietroburgo.

Il 9 agosto 1782, quattordici anni dopo l’inizio dello scavo per il piedistallo, la statua terminata venne svelata in una cerimonia a cui presero parte migliaia di persone.

Assenza di rilievo fu quella di Falconet, in quanto un’incomprensione fra lui e l’imperatrice si era trasformata in un aperto diverbio, che lo costrinse a lasciare la Russia quattro anni prima del completamento del progetto. Caterina lo dimenticò rapidamente, e cominciò a considerare il Cavaliere di Bronzo come una propria opera.

La statua vede Pietro il Grande seduto in posa eroica sul proprio cavallo, conil braccio teso che punta verso il fiume Neva verso occidente. Lo scultore volle rappresentare il momento preciso in cui il cavallo si impenna, sul bordo di una spettacolare rupe. Si può vedere il cavallo calpestare un serpente, variamente interpretato come simbolo del tradimento, del male o dei nemici di Pietro e delle sue riforme. La statua da sola è alta circa 6 metri, mentre il piedistallo è di circa 7 metri, per un totale di circa 13 metri complessivi.

La Pietra Tuono ed il suo trasporto

Per il piedistallo, un enorme masso, denominato “Pietra Tuono” (in russo: Камень-Гром[?]) venne trovato a Lachta, circa 6 km all’interno del Golfo di Finlandia, nel 1768. Il suo nome deriva dalla leggenda locale, secondo cui un fulmine ne avrebbe staccato un pezzo. Falconet voleva lavorare su di essa nella sua sede naturale, ma Caterina volle che fosse spostata prima di essere tagliata. Il masso era però sprofondato per metà in un terreno paludoso, e ciò richiese lo studio di un metodo appropriato per muoverlo. Un gentiluomo greco, dell’isola di Cefalonia, allora parte della Repubblica di Venezia, di nome Marinos Carburis, che aveva servito come tenente-colonnello nell’Esercito Russo, si offrì di studiare il progetto. Aveva infatti studiato ingegneria a Vienna, ed è considerato il primo ingegnere greco ad ottenere la laurea in Ingegneria.

Dopo aver atteso l’inverno, quando il terreno era gelato, il masso venne trascinato per la campagna. Ciò avvenne mediante una slitta metallica, che scivolava su sfere di bronzo di circa 13 cm di diametro, su una pista, con un processo simile a quello che portò poi all’invenzione dei cuscinetti a sfera. L’impresa è ancora più impressionante se si pensa che il lavoro venne fatto interamente da uomini, senza l’uso di animali o macchine, nel trasporto dal sito originale alla Piazza del Senato.

Una volta che il metodo per lo spostamento fu definito, richiese l’impiego di 400 uomini per nove mesi per muovere il masso. Nel corso di questo periodo, scalpellini e tagliatori continuarono a lavorare per dare forma all’enorme monolito di granito. Caterina periodicamente visitava il cantiere per verificare i loro progressi. L’argano più grande richiedeva 32 persone alla volta per essere girato, e questo solo per muovere appena la roccia. Ulteriore complicazione era rappresentata dalla disponibilità di soli cento metri di pista, che quindi doveva essere di continuo stesa nuovamente. Nonostante questo, i lavoratori progredivano di oltre 150 metri al giorno sul terreno. Arrivati al mare, un enorme barcone venne costruito esclusivamente per la Pietra Tuono. La nave doveva essere sostenuta da entrambi i lati da due navi da guerra. Dopo un breve viaggio per mare, arrivò a destinazione nel 1770, quasi due anni i primi tentativi di muoverla. Una medaglia commemorativa venne coniata per il suo arrivo, con la dicitura ‘Vicino all’audacia’

Assedio di Leningrado

Esiste una leggenda del XIX secolo, secondo la quale fino a quando il Cavaliere di Bronzo rimarrà nel centro di San Pietroburgo, nessuna forza nemica sarà in grado di conquistare la città. Nel corso dell’assedio di Leningrado (il nome con cui venne ribattezzata San Pietroburgo dal 1924 al 1991), durato 900 giorni nel corso della Seconda guerra mondiale, la statua non venne rimossa, ma coperta con sacchi di sabbia e coperture di legno. La protezione funzionò tanto bene che la statua sopravvisse ai 900 giorni di bombardamenti aerei e di artiglieria praticamente senza danni. Come previsto dalla leggenda, San Pietroburgo non venne conquistata.

Il poema

Il cavaliere di bronzo è anche il titolo di un poema scritto da Aleksandr Puškin nel 1833, considerata una delle opere di maggior importanza della letteratura russa, grazie al quale la statua venne conosciuta con il nome oggi diffuso. Uno dei temi principali del poema è il conflitto fra le esigenze dello stato ed i bisogni dei normali cittadini.

Nel poema, Puškin descrive la sorte del giovane Evgenij e della sua amata Paraša, nel corso di una grande inondazione della Neva. Evgenij maledice la statua, furioso contro Pietro il Grande, per aver fondato una città in un luogo così inadatto e di aver causato indirettamente la morte della sua amata. La statua prende quindi vita e lo insegue attraverso la città. Il poema non descrive Pietro che uccide Evgenij, ma si chiude con il ritrovamento del suo cadavere in una capanna distrutta sulla riva del fiume.

Il poema influenzò molte altre opere: Reinhold Glière adattò la storia in un balletto (1950), mentre la Sinfonia n. 10 (1926-1927) di Nikolaj Mjaskovskij venne ispirata dal poema.

Testo tratto da wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cavaliere_di_bronzo
Immagine tratta da commons http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bronze_Horseman.jpg?uselang=it

2 risposte a Cavaliere di bronzo

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