Assedio di Leningrado

L’assedio di Leningrado (in russo: блокада Ленинграда[?], oggi San Pietroburgo), durante la seconda guerra mondiale, durò dal 8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, data in cui si celebra ufficialmente la liberazione della città, mentre l’assedio ebbe termine il 18 gennaio 1944.

L’ultimo collegamento ferroviario con Leningrado si ebbe il 30 agosto 1941, quando i soldati tedeschi raggiunsero il fiume Neva. Questa data segna l’effettivo inizio dell’assedio della città.

Storia

Le prime fasi dell’avanzata tedesca verso Leningrado nel 1941

Mobilitazione delle truppe sovietiche a Leningrado nel 1941

Batterie antiaeree sovietiche, sullo sfondo la Cattedrale di Sant’Isacco, 1 ottobre 1941

Il generale Lindemann visita i soldati tedeschi impegnati nell’assedio

Due soldati sovietici in trincea prima dell’offensiva del 1 settembre 1941

Alcune donne alla fine dell’assedio. La scritta che si presume stia per essere cancellata significa: “Cittadini! Questo lato della strada è più pericoloso durante gli attacchi dell’artiglieria

Le forze armate tedesche invasero l’URSS durante l’Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941, data che segnò l’inizio ufficiale del conflitto tra Germania e Unione Sovietica. Un secondo fronte bellico era stato anche aperto il 25 giugno quando i sovietici bombardarono alcune città della Finlandia segnando di fatto la continuazione della guerra Finno-Sovietica. Nel mese di agosto i finlandesi avevano riconquistato l’istmo di Carelia avvicinandosi a Leningrado da ovest e avanzando attraverso la Carelia a est del lago Ladoga per avvicinarsi alla città anche da nord.

Il quartier generale finlandese non accettò però la richiesta da parte dei tedeschi di procedere ad un attacco aereo della città, la sola eccezione fu l’uccisione casuale di un elefante al Giardino zoologico di Leningrado, da parte di un singolo aereo. Un’altra decisione dei finlandesi fu di non voler proseguire nell’avanzata oltre il fiume Svir a sud nella Carelia occidentale.

Da parte sua la Wehrmacht fece degli avanzamenti rapidi ed in settembre giunse alle porte di Leningrado; nello stesso tempo i loro alleati avanzarono sino al fiume Svir, raggiunto nel mese di dicembre, a 160 chilometri a nord-est della città.

Incapace o non convinta nel continuare nella sua posizione di vantaggio, grazie anche alla strenua e brillante difesa cittadina organizzata dal Maresciallo Žukov, l’armata tedesca si trovò ad assediare Leningrado, senza riuscire a conquistarla, per 900 giorni. I militari tedeschi accerchiarono la città bloccando tutte le vie di rifornimento e rimase aperto solo un piccolo corridoio verso il lago Ladoga che prese il nome di Strada della Vita.

La situazione sanitaria e alimentare della città fu pessima, soprattutto nel primo inverno, ma Hitler non riuscì mai ad organizzare il banchetto da lui previsto per festeggiare la conquista di questo gioiello della civiltà europea. Il tentativo di conquista continuò con la denominazione di Operazione Spark, un’offensiva su larga scala partita il 12 gennaio 1943 contro le truppe russe, ma dopo cruente e feroci battaglie l’armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche ed aprire un corridoio stradale sicuro verso il lato meridionale del Ladoga, riuscendo il 18 gennaio a far giungere rifornimenti alla città assediata.

Nel gennaio 1944 una decisa controffensiva russa riuscì a cacciare i tedeschi dalla zona sud della città ponendo di fatto termine al lunghissimo assedio; più tardi, nella stessa estate del ’44 anche le truppe finlandesi vennero ricacciate al di là della Baia di Vyborg e del fiume Vuoksa.

Nel caos del primo inverno di guerra nessun piano di evacuazione della città era attuabile e di fatto sia il centro urbano che i suoi sobborghi furono in completo isolamento fino al 20 novembre 1941 quando un corridoio venne aperto sulla superficie ghiacciata dal Ladoga permettendo l’arrivo di vettovagliamento agli assediati.[6]

La capacità di resistenza dei leningradesi meravigliò molto gli alleati, spaventati dal repentino collasso delle armate sovietiche di fronte ai primi attacchi delle truppe naziste. Molti cattivi profeti già prevedevano una repentina caduta dell’impero sovietico, invece i semplici cittadini, anche solo continuando le loro solite occupazioni diedero un grande impulso morale alla resistenza.

Gli effetti dell’assedio

Anche gli artisti fecero la loro parte: ad esempio, Dmitri Shostakovich compose la sua famosa Sinfonia di Leningrado durante i giorni dell’assedio nel 1941 e riuscì ad organizzarne la prima rappresentazione nell’estate del 1942. Questa opera divenne in breve molto popolare anche al di fuori dei confini russi, in particolare negli Stati Uniti dove divenne un veicolo potente di propaganda per la lotta contro il NaziFascismo.[7]

Una stima accurata delle vittime dell’assedio è fonte di continue dispute; dopo la fine della guerra il governo sovietico riportò la cifra di circa 670.000 vittime dal 1941 al gennaio 1944, ma valutazioni di terze parti accettano cifre oscillanti tra i 700.000 e i 1.500.000 caduti. Ufficialmente sono stati stimati 1.250.000 tra morti e dispersi, tra civili e militari sovietici.[8]

Leningrado, da una popolazione di quasi 3,2 milioni di abitanti nel 1939, aveva poco più di 2,5 milioni di cittadini al termine dell’assedio.

In virtù del suo eroismo e delle sue vittime Leningrado fu la prima città dell’Unione sovietica ad ottenere il titolo di Città eroina, conferitole nel 1945.[9]

Memoria

L’assedio della città venne ricordato con la posa, alla fine degli anni cinquanta, di una serie di monumenti e cippi lungo la linea che segnava il fronte di guerra, nonché di un grande memoriale alle vittime situato in Ploŝad Pobedy (piazza della Vittoria), facilmente raggiungibile con la Metropolitana di San Pietroburgo (fermata Moskovskaja) è sede delle commemorazioni ufficiali e meta turistica. Eretto nel 1975 in occasione del 30º anniversario della fine della seconda guerra mondiale, ha forma circolare per ricordare l’accerchiamento; al centro è posto un obelisco dell’altezza di 48 metri e all’intorno si hanno raffigurazioni di soldati e marinai ma anche di scene di vita e disperazione quotidiane. Il monumento è illuminato da 900 fiammelle perenni, una per ogni giorno passato sotto assedio.

Riferimenti nella cultura popolare

  • Il regista Sergio Leone era intento nella preparazione di un film ambientato durante l’assedio, ma il progetto non fu mai attuato a causa della sua morte, avvenuta nel 1989. Michail Gorbačëv aveva già garantito al regista la disponibilità di una parte dell’Armata Rossa come comparse e per supporto tecnico-organizzativo.
  • Nel 2003 l’autrice statunitense Elise Blackwell pubblicò Hunger, un acclamato racconto degli eventi drammatici accaduti durante l’assedio.
  • Nel 2006 i Dark Lunacy, gruppo Death metal italiano, hanno pubblicato l’album “The Diarist”, che tratta appunto dell’assedio di 900 giorni di Leningrado.
  • Tra il 2006 e il 2010, in Italia e in Svizzera, all’assedio sono stati dedicati due radiodrammi, diversi reading teatrali ed uno spettacolo teatrale intitolato “Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado Suona” a cura di Sergio Ferrentino[10]

4 risposte a Assedio di Leningrado

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