Bagliori a San Pietroburgo

Bagliori di San Pietroburgo
Bagliori di San Pietroburgo. Copertina, immagine originale sul sito della casa editrice Iperborea

Bagliori a San Pietroburgo è un libro di Jan Brokken, giornalista e scrittore olandese, l’edizione italiana è stata pubblicata dalla casa editrice Iperborea nel 2017.

Recensione

Il libro di Jan Bokken, Bagliori a San Pietroburgo, è una guida per turisti della favolosa città degli Zar e della rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917. O forse è una guida, ma della cultura che riempì le strade di San Pietroburgo. O ancora potrebbe essere il menù di un turista goloso della storia e della cultura russa.

Sta di fatto che un turista, dopo aver letto il libro, impiegherà una vita intera a fare solo 100 metri per San Pietroburgo, perchè in quei cento metri scoprirà le vite di scrittori, poeti e poetesse, musicisti e artisti che a San Pietroburgo vissero, produssero le loro immortali opere, soffrirono e lottarono.

Da Dostoevskij a Puškin alla Achmatova tutti passano per le pagine di questo libro così come sono passati e hanno vissuto a San Pietroburgo. Hanno lasciato una casa museo, una statua, una targa o solo un ricordo. Tutto è descritto nel libro ma come se in quei muri, in quelle strade, statue e targhe sia rimasta l’anima dell’artista. Come se quei muri, mentre passi, ti sussurrassero brani, poesie, sinfonie.

Se un turista ti chiede: “È sufficiente una settimana per visitare San Pietroburgo?” rispondi con una domanda: “Hai letto il libro Bagliori a San Pietroburgo ?”

Recensione a cura di Francesca Predieri

Scheda del libro

Artisti, filosofi, intellettuali, poeti: sono loro i protagonisti di un libro che ci conduce in un viaggio nel tempo e nella storia di San Pietroburgo

«A ogni passo in questa città mi viene in mente un libro o mi risuona in testa una musica. È una scoperta continua.» È il 1975 quando Jan Brokken rimane folgorato da San Pietroburgo, l’allora Leningrado, patria splendente e malinconica di poeti e dissidenti, folli e geni, disperati e amanti, culla della ribellione agli zar e poi al regime sovietico in nome della libertà dell’arte e dello spirito. In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, Brokken ci accompagna nelle sue passeggiate fra presente e passato attraverso strade, teatri, case e musei sulle tracce dei personaggi che hanno reso Pietroburgo una capitale mitica della cultura europea. Un viaggio che parte dalla raffinatissima Anna Achmatova, che sembra quasi personificare l’elegante fierezza di questa città, per proseguire con l’avventura umana e poetica di Dostoevskij, Gogol’, Solženicyn; i radicali Stravinskij e Malevič e i tormentati Čajkovskij e Šostakovi; gli espatriati Brodskij, Rachmaninov e Nabokov e l’inquieto Esenin, il «Rimbaud russo» che conquistò Isadora Duncan; il principe dandy Jusupov, che assassinò Rasputin e fuggì a Parigi con un Rembrandt sottobraccio, e la pianista Marija Judina, che seppur ebrea e dissidente ottenne con la sua musica l’eterno favore di Stalin. In una sinfonia di ricordi, citazioni e frammenti di vita, Brokken compone un ritratto impressionista della città della nostalgia e del confronto tra l’arte e il potere, dove Mandel’štam ebbe a dire: «Solo da noi hanno rispetto per la poesia, visto che uccidono in suo nome.»

Testo tratto dal sito della casa editrice Iperborea https://iperborea.com/titolo/474/

Incipit

Quando, nel 1975, soggiornai per la prima volta nella mia vita a Leningrado, erano trascorsi solo nove anni dal giorno in cui Anna Achmatova aveva esalato l’ultimo respiro. In città la sua influenza era ancora tangibile, ma per non rischiare problemi con le autorità era meglio evitare di nominarla in pubblico. Proprio proibitele sue opere non lo erano più, un leningradese su dieci – a occhio – sapeva recitare a memoria il suo ciclo di poesie Requiem, eppure il suonome continuava a evocare un sospetto di protesta e dissidenza. La versione completa e non censurata di Requiem in Unione Sovietica nonsarebbe apparsa che molti anni dopo, nel 1987; Anna Achmatova era ancora parzialmente sulla lista nera.

Gli ultimi anni li aveva vissuti come una reclusa, separata e isolata dal mondo. Il motivo principale per cui il suo discepolo Iosif Brodskij fu dichiarato persona non grata e caricato su un aereo per gli Stati Uniti erano proprio i suoi frequenti contatti con l’Achmatova contro il volere delle autorità. Brodskij faceva di tutto per diffondere la poesia di Anna tra il vasto pubblico e non nascondeva di considerarla il più grande poeta russo dai tempi di Puškin. La cosa, ovviamente, non poteva che lusingare l’ego della poetessa, la quale, nei limiti del possibile, ricevevail giovane ogni giorno, anche perché la faceva sempre pensare a Osip Mandel’štam, morto assassinato. Anna aveva avuto con Mandel’štam un legame che superava di gran lunga l’affinità e l’affetto: sembravano condividere la stessa anima poetica.

Sul sito della casa editrice Ipernborea l’incipit completo è disponibile in formato pdf.

Aggiornamento luglio 2020