Angelo Toselli

Angelo Toselli, nato a Bologna attorno al 1770 e morto a Roma nel 1827, fu  un architetto, artista e scenografo italiano, in particolare come pittore dipinse numerosi acquarelli raffiguranti San Pietroburgo, eseguiti secondo i canoni della pittura pittura vedutista. Avendo avuto fra i propri allievi il pittore russo Orest Adamovič Kiprenskij, su raccomandazione di quest’ultimo venne invitato dal Teatro Imperiale di San Pietroburgo, dove nel 1817 si trasferì per sostituire nel ruolo di decoratore-scenografo gli italiani  Pietro Gonzaga e Domenico Corsini.

Veduta di San Pietroburgo. Angelo Toselli, Acquarello del 1820
Veduta di San Pietroburgo. Angelo Toselli, Acquarello del 1820. Originale dell’immagine su Commons – Wikipedia

Della capitale dell’Impero russo dipinse numerosi quadri che oltre ad avere una notevole importanza artistica, documentano in dettaglio lo sviluppo urbanistico di San Pietroburgo negli anni 20 del diciannovesimo secolo.

Di seguito un estratto del breve, ma assai interessante e dettagliato, saggio scritto da Piero Cazzola sull’opera e sulla permanenza di Angelo Toselli a San Pietroburgo.

Il “prospettivista” Angelo Toselli, nato a Bologna verso il 1770 (la data esatta non è nota), si fece presto fama di pittore-decoratore teatrale, sulle orme dei Galli Bibbiena, del Gonzago, del Valeriani, che prima di lui avevano portato in Russia le acquisizioni dell’arte scenografica. A Roma fu maestro di prospettiva del ritrattista Orest Kiprenskij, che durante i lunghi soggiorni italiani affinò i suoi talenti di pittore, salendo a grande rinomanza. Fu appunto il Kiprenskij a scrivere a Pietroburgo all’Olenin, presidente dell’Accademia di Belle Arti, per raccomandargli il Toselli, dopo che questi aveva firmato nel novembre 1816 col Naryskin, direttore dei teatri imperiali, un contratto con il quale, nel corso di tre anni, egli avrebbe dovuto mettere tutta l’opera sua a disposizione dei teatri di Pietroburgo, in qualità di decoratore-scenografo (il Gonzago e il Corsini, per la tarda età, non erano più all’altezza del compito e il Conoppi non parve degno di sostituirli).

[…Omissis…]

Ma soprattutto il Toselli lasciò il suo nome al grande “panorama” di Pietroburgo che ancor oggi, conservato gelosamente, si può ammirare fra i tesori dell’Ermitage. La capitale russa, nei suoi vari aspetti e scorci, gli divenne familiare in tutte le stagioni dell’anno e in tutte le ore del giorno; specialmente il primo mattino e la sera, quando il sole illumina le due rive della Neva, il suo occhio di artista si dilettava della vista di quella città così diversa da ogni altra russa e pure da molte capitali europee. Nelle ore del tramonto essa assume una particolare luce dorata, specialmente nelle sere di primavera e d’autunno e l’acqua della Neva pare un immobile specchio. E nelle “notti bianche” del solstizio d’estate, quando ogni oggetto ha una sua luminescenza argentea e non si accendono i fanali per le strade, la città appare immersa in una penombra baluginante, col vasto cielo e la superficie del fiume che fanno da perfetto sfondo alla severa architettura dei palazzi, stagliantisi all’orizzonte nella nettezza dei loro profili.
Il Toselli scelse per l’ osservazione la punta (strèlka) dell’Isola Vasil’evskij, dove il fiume, formando due bracci, la Grande e la Piccola Neva, è assai largo e la vista spazia sui principali edifici della capitale. 

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Aggiornamento maggio 2020